Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’Assemblea Pubblica della Confederazione Italiana Armatori in occasione del 125° anniversario di costituzione

Rivolgo un saluto molto cordiale al Ministro Musumeci, al Vice Ministro Leo, a tutti i presenti. Ringrazio per l’invito a essere presente a questo importante appuntamento per il nostro Paese.

Celebriamo oggi un percorso – dovremmo dire una rotta – che è storia.

I 125 anni della vostra Associazione si fondono infatti con la storia d’Italia.

La marineria ha fatto la storia del nostro Paese ben prima dell’unità nazionale.

La nostra caratterizzazione di Paese marittimo – con oltre 7500 km di coste – è di per sé eloquente.

Non abbiamo, tuttavia, lo sguardo rivolto al passato.

Presidente Zanetti, la vostra Assemblea esprime storia e al tempo stesso sollecita una visione.

La marineria manifesta una civiltà. I suoi caratteri ci consegnano valori: libertà, fratellanza, coraggio, solidarietà.

L’Italia, immersa nel Mediterraneo, sa di essere debitrice e, al tempo stesso, protagonista della civiltà del mare.

La nostra economia, la nostra vita, ne sono segnate.

Il sistema mare, fatto di industria, porti, armatori, equipaggi contribuisce in modo decisivo alla vita nazionale sia sul piano del prodotto interno lordo – ha raggiunto l’11% – sia sul piano dell’occupazione. Come elemento essenziale della catena logistica, svolge un ruolo determinante in materia di approvvigionamento e di esportazione delle nostre merci. Costituisce inoltre – ed è noto – asse portante per il turismo.

Quella che oggi viene chiamata “blue economy” ha sempre rappresentato un elemento di apertura, di ricchezza, di modernità.

Gli operatori sono sempre stati proiettati verso la globalità dei mondi conosciuti e di quelli da scoprire. Il teatro d’azione ne è sempre stato il mondo, quello di mare e

quello di terra.

La navigazione, nei suoi caratteri materiali e immateriali, è infrastruttura vitale della globalizzazione. L’80% degli scambi avviene via mare.

Costituisce quindi un termometro prezioso dello stato di salute del mondo.

Le crisi incidono sui traffici ed è quello che oggi avviene.

Uno sguardo non fugace ci può condurre a paragonare le difficoltà affrontate nel secolo scorso – con due guerre mondiali – con le difficoltà di oggi.

Nella Seconda guerra mondiale, al momento dell’ingresso nel conflitto, la Marina Mercantile italiana rappresentava la sesta flotta al mondo. 

Nel 1945 risultava quasi azzerata – lo abbiamo poc’anzi visto nell’ eloquente video molto bello che ci è stato proposto – rappresentando lo 0,7% del tonnellaggio mondiale. 1.324 le navi affondate, oltre 7.000 i marinai caduti.

L’opera degli equipaggi durante la guerra è testimoniata dalle parole che accompagnano la Medaglia d’oro al Valor militare conferita dal Presidente Einaudi alla Bandiera della Marina Mercantile: “Per l’eroico valore, la capacità e l’abnegazione dimostrate sui mari dai suoi equipaggi e per il sacrificio dei suoi uomini migliori e delle sue Navi, nel corso di un lungo aspro conflitto contro agguerriti avversari”.

Il Trattato di pace del 1947 non fu clemente, quanto a riparazioni di guerra dovute alle nazioni invase dal fascismo e sono state le scelte del Governo De Gasperi a consentire la ripresa, a partire dall’accordo con gli Stati Uniti che condusse all’acquisizione di oltre 120 navi della classe Liberty, i muli dell’oceano, come vennero definite.

Partì così la ricostituzione della flotta, con provvedimenti di incentivo come la legge Cappa del 1952. A ottanta anni di distanza, la Repubblica può guardare con orgoglio al lavoro compiuto dalla cantieristica e dall’armamento italiano.

L’infrastruttura navale – che sostenne il decollo economico del Paese – realizza oggi e gestisce navi che rappresentano piattaforme di alto contenuto tecnologico, i cui effetti positivi si riverberano su altri settori.

Lei, Presidente Zanetti, ha poc’anzi opportunamente sottolineato, fra gli altri temi che ha trattato, il ruolo che la marineria offre e può offrire sul terreno dell’innovazione e della sicurezza ambientale.

Credo sia necessario procedere senza timidezza su questo terreno.

I mari sono luogo elettivo della vita del pianeta.

Rispettarne l’equilibrio – tanto più in tempi di intensi cambiamenti climatici – è segno di intelligenza degli eventi e di lungimiranza.

I riflessi delle crisi geo-economiche e geo-politiche in atto condizionano pesantemente la libertà di navigazione, mentre questa, per il suo carattere universale, ha bisogno di regole e vive di regole.

Se pensiamo che ben prima dell’Organizzazione Marittima Internazionale del 1948, la disciplina di libera navigazione del Canale di Suez trova origine nella Convenzione di Costantinopoli del 1888, potremmo dedurne che, nell’attuale vita internazionale, c’è chi disapplica regole condivise per imporne di proprie, con atteggiamenti proprietari, proponendosi di far tornare molto indietro la storia della civiltà e che quindi siamo chiamati al dovere di impegnarci per vanificare questi impulsi.

Le crisi si moltiplicano: il Mar Nero, il Mar Rosso, Hormuz, la pirateria nel Corno d’Africa e nel Golfo di Guinea, per citarne alcune.

Protagonisti non convenzionali si aggiungono a quelli statuali.

Nel citare alcuni di questi snodi, appare la diversità di approccio con cui vengono affrontati. Un’ampia cooperazione internazionale affronta il tema della pirateria, a partire dall’efficace missione Eunavfor Aspides (scudo), dell’Unione Europea. La missione Aspides è in pieno svolgimento.

La nostra Marina Militare – che ringrazio – prosegue con impegno per operare in prima fila su questo fronte.

L’Unione Europea appare particolarmente impegnata sul tema della garanzia della libertà di navigazione, come evidenzia anche l’appello recentemente promosso, al quale hanno aderito oltre 60 Paesi.

Il mondo marittimo è espressione del contrasto a ogni chiusura che attacchi la libertà del navigare e degli scambi. È amico di regole che introducono equità nei rapporti e avvicinino i mondi, dunque è vettore di pace.

Il disordine introdotto – come ben sapete – sta incidendo in modo assai gravoso sullo shipping e, da questo, sulla vita quotidiana delle nostre comunità in ogni ambito. Facile dedurne che salute dell’industria della navigazione e benessere sono strettamente legate.

Tra le benemerenze della flotta mercantile non possono essere dimenticate le operazioni di soccorso – specie nel Mediterraneo – in relazione con Guardia Costiera e Capitanerie, a cui spesso le navi si trovano di fronte, e in cui emergono valori fondanti della marineria nazionale: responsabilità, sicurezza, tutela della vita umana in mare.

Questa la civiltà espressa dalla marineria, il sentimento che la pervade e che ha natura universale.

Presidente Zanetti, mi è facile concludere, citando parole sue: creare lavoro e collegare l’Italia al mondo vuol dire contribuire alla coesione nazionale e servire la Repubblica.

La Repubblica – in questo suo ottantesimo anniversario – oggi vi ringrazia per questo vostro impegno.

Auguri a tutti gli armatori italiani e alle comunità di lavoro marinare.

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